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Gruppi di Meditazione Sicilia

Questo sito creato dal Gruppo di meditazione (sangha) di Catania è direttamente collegato con i monaci di Plum Village e vuole essere un punto di incontro tra i praticanti e i sangha che seguono gli insegnamenti della scuola zen di Plum Village fondata da Thay Thich Nhat Hanh.

 

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Sulla strage, sulla violenza e la via d’uscita: Lettera da Phap Luu PDF Stampa E-mail
Domenica 23 Dicembre 2012 20:45

Fratello Phap Luu, monaco di Plum Village, Francia, è cresciuto a Newtown, CT. Ha scritto questa lettera profonda e commovente ad Adam Lanza, la persona che ha compiuto la strage della settimana scorsa. Tradotta dal testo originale in lingua inglese.

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Vedendo il Buddha in una patata di Jenny Brav PDF Stampa E-mail
Lunedì 13 Aprile 2009 09:32

Mentre mangio una patata, una lacrima mi scende sulla guancia. Sento la terra, il sole e le nuvole, e sento nel cuore il ricordo di una patata che incontrai giorni fa.

 Ero con la famiglia del sangha, pelando patate. Prima di pelarne una, la tenevo in mano, facendone la conoscenza. Avevo preso un ritmo confortevole, quando una patata catturò la mia attenzione.

 Era rotondeggiante, solida con curve piene che parlavano della sua vita sana. Solo una piccola gobba sulla spalla indicava qualche periodo difficile. Quello che mi fece fermare e notarla fu il suo “occhio”, una cavità che aveva proprio al centro della sua testa. Era grande, scuro e rotondo. Pareva guardarmi, sospettoso, con una traccia di paura. “Starà forse per farmi male?” sembrava domandarsi.

 Quindi, la presi tra le mie mani, accarezzandola per rassicurarla. Penso di aver visto l’espressione del suo occhio ammorbidirsi appena un po’. Iniziai a pelarla, così gentilmente, come se stessi rasando la testa di una monaca. Ogni passata era amorevole e lenta. Non puoi andare di fretta, se vuoi ascoltare profondamente. Fu allora, mentre guardavo il suo occhio, che incominciò a raccontare in silenzio la sua storia.

 Raccontò della buia, umida terra che era stata la sua casa. Della danza delle gocce di pioggia che penetravano e dissetavano la terra. Del dolce, velato calore che filtrava giù fino a lei e riscaldava il suo corpo. Degli insetti giocosi che la solleticavano, giocando a nascondersi dietro di lei. Delle antiche radici degli alberi che sussurravano storie di tempi passati.

 Ma un giorno, sentì delle dita metalliche acchiapparla e strapparla via della sua casa. La luminosità del sole accecò il suo povero occhio che fino ad allora aveva conosciuto solo l’oscurità. Voleva tuffarsi in dietro nella terra, ma invece fu caricata in cerimoniosamente su un camion.

 Durante il viaggio, il suo occhio si abituò alla luce e presto rimase colpita piacevolmente dell’immensità sopra di lei. Salutò gli alberi, le radici dei quali erano state i suoi maestri e narratori. Guardando profondamente alle forme delle nuvole e sentendo la forza dei raggi del sole, riconobbe gli amici che l’avevano riscaldata e dissetata. Li ringraziò dal profondo del cuore.

 Dopo di questo, affrontò prove e dolori mai conosciuti prima. “I giorni seguenti furono i più bui della mia vita”, mi disse. Il suo occhio diventò triste e impenetrabile. Non la forzai a dire di più, ma potevo immaginare anche troppo bene il trauma della preparazione industriale alla vendita.

 Finì in un supermercato iperaffollato, ammucchiata in mezzo a tantissime altre patate. Fu li dove venne a conoscenza degli orrori che alcune degli altri ortaggi avevano vissuto. Ringraziò la sua buona stella per la sua biologica, felice vita.

 Anche se tutti gli ortaggi volevano fuggire del piccolo miserabile supermercato, erano comunque spaventati da quello che poteva succedere. Quando arrivava qualcuno che li guardava, provavano a farsi più piccoli che potevano. Facevano un sospiro di sollievo collettivo quando un’altra busta di ortaggi veniva acquistata al loro posto.

 Un giorno venne un uomo vestito in buffe vesti marroni che la mia patata non aveva mai visto prima. Sentì  un momento di panico quando la prese, ma la serenità della sua faccia la calmò immediatamente. Quando arrivò a Plum Village, trovò gli ortaggi canticchiare nella cucina all’unisono con l’allegro canto dei monaci. Fu allora che capì di essere arrivata a casa.

 Adesso, avevo finito di pelarla e avevo riposto il pela patate che era diventato uno strumento di amore. Naturalmente avevo lasciato intatto il suo occhio. Come avrei potuto toglierle la finestra della sua anima? La tenei gentilmente, ritardando il momento quando l’avrei lasciata andare. Pensai di farla scivolare nella mia tasca, ma sapevo che comunque sarebbe marcita presto.

 “E’ ora”, disse dolcemente. “Lo so” risposi tristemente. “Hai paura?” domandai. “No” rispose. Il suo occhio aveva un’espressione distante. “Questa è la vita di una patata, e so che continuerò in un'altra forma. La mia vita è stata piena e felice. Sono stata felice di aver avuto la possibilità di condividere questi momenti con te. Mi devi comunque promettere una cosa”. Feci cenno con il capo, non sentendomi di parlare.

 “Devi promettermi che la prossima volta che tu mangerai una patata, mi penserai”.

 La guardai con costernazione, stupita della sua richiesta. “Penso che non potrò mai più mangiare una patata”, protestai. “Non dopo quello che abbiamo condiviso!”.

 Il suo occhio mi guardò severamente. “Questo allora sarà stato tutto vano. La prossima volta che mangerai una patata, una carota, dei cereali, o qualsiasi altro frutto della terra, devi promettermi che mi penserai. Che lo sentirai pienamente e profondamente. Sentirai il sapore della terra, del sole, delle nuvole. Vedrai il sudore di quelli che hanno lavorato per portare il cibo fino a te. Sentirai l’amore di quelli che lo hanno preparato. Ci ringrazierai per averti nutrito come la terra ha nutrito noi.

 Ci vollero diversi giorni prima che potessi di nuovo mangiare un patata. Quando finalmente lo feci, riluttante, perché lo avevo promesso, una lacrima mi scese sulla guancia. Nessuna patata era mai stata così buona, o mi aveva fatto sentire così triste. Assaporai un momento di vuoto riempito di bellezza, e sentii l’amorevole saggezza della mia amica profondamente dentro di me.

 Quindi, dovete promettere che la prossima volta voi mangerete una patata, una carota, o qualsiasi altro cibo, penserete alla mia amica. Li sentirete pienamente, profondamente. Sentirete il sapore della terra, delle nuvole, del sole. Li ringrazierete per avervi nutrito come la terra ha nutrito loro.

 Jenny Brav

Plum Village, famiglia ulivo, luglio 2008

Working meditation

 

www.zenquieora.org 

 
Condivisione di Wilma PDF Stampa E-mail
Mercoledì 11 Marzo 2009 00:01
Caro Maurizio raccolgo il tuo invito di scrivere qualcosa a proposito del ritiro:
Questo ritiro e la vicinanza sia con i monaci che con te, mi ha facilitato nell'entrare in con-tatto profondo con il mio cuore, con le mie emozioni nascoste, con la mia consapevolezza, a tal punto da sciogliere gli ultimi nodi, tra cui quello di sentirmi sola, e riuscire ad avviare un gruppo di consapevolezza con cui condividere pratiche di meditazione zen, nel posto dove vivo ( ovvero presso l'Università della Calabria, dove insegno  Gestione delle Risorse Umane).
Caro Maurizio e shangha siciliano vi voglio ringraziare dal profondo del cuore, dedicandovi  questo brano di William Blake:
" Vedere un mondo in un granello di sabbia 
E un cielo in un fiore selvatico,
Tenere l'infinito nel cavo della mano,
E l'Eternità in un'ora..."
 
 Grazie e a presto
Wilma
 
Condivisione di Enzalba PDF Stampa E-mail
Sabato 07 Marzo 2009 00:48
Cari amici, approfittando dell'invito di Maurizio scrivo due parole per ringraziare tutti quelli che sono stati sull'Etna per il ritiro. Tutti quelli che si sono prodigati per l'organizzazione, tutti quelli che hanno portato il loro entusiasmo, la loro presenza consapevole, la loro grandissima disponibilità ad accogliere un'esperienza che sicuramente è nuova per la Sicilia.

Forse nessuno di noi si aspettava un evento di così ampia portata, una partecipazione così numerosa e sentita. Un pò come quando si getta un sassolino nell'acqua, e le onde si allargano in cerchi sempre più ampi e si spingono sempre più lontano.

Sono tornata a casa con un sentimento vivo di gioia, di commozione e gratitudine. Quiesta terra così piena di sofferenza ha accolto i nostri passi di pace durante le meditazioni camminate, il respiro del vulcano si è mescolato al nostro respiro, la neve distesa e raccolta ci ha mostrato nel succedersi delle sue forme la realtà del non venire e non andare...

Grazie a Phap Y che ha portato i suoi passi con tenacia e pazienza qui con noi e per noi, con l'amore testardo che cura le radici e le foglie , i rami e i frutti, dell'albero che siamo.

E perfino la febbre che mi ha presa all'arrivo il venerdi sera, dopo essere salita a bruciare e - chissà- purificare durante la notte, non ha resistito al potere terapeutico della meditazione camminata sulla neve!!

Ora, mentre cerco ogni giorno di rinnovare la presenza risvegliata in quei giorni sull'Etna, attendo le notizie sulle prossime iniziative e incontri, consapevole del lavoro svolto dal sangha di Catania, e consapevole che c'è bisogno del lavoro di tutti noi, affinchè si moltiplichino i momenti di gioia e condivisione come questo.

Grazie, vi abbraccio tutti con un respiro e un sorriso
Enzalba